AI e lavoro

AI literacy: competenze necessarie nell'era dell'intelligenza artificiale

· Daria Benedetto

#Ascolto#Ai literacy

Ritratto in bianco e nero di Daria Benedetto

Per molto tempo abbiamo confuso l'AI literacy con la capacità di usare gli strumenti.

Sapere cosa chiedere a ChatGPT.

Scrivere un buon prompt.

Conoscere Claude, Gemini, Copilot.

Creare immagini.

Automatizzare attività.

Sono tutte competenze utili.

Ma non sono sufficienti.

Perché l'intelligenza artificiale sta entrando in territori nei quali il problema non è più soltanto:

“Come la utilizzo?”

La domanda diventa:

“Quando dovrei utilizzarla?”

E soprattutto:

“Quali capacità non devo smettere di esercitare io?”

La seconda fase dell'AI literacy

Possiamo distinguere due livelli.

AI literacy operativa

Sapere:

come funzionano gli strumenti;

come scrivere istruzioni efficaci;

come verificare un output;

come proteggere dati e privacy;

come integrare l'AI nei processi.

È indispensabile.

Ma ora serve un secondo livello.

AI literacy umana

Sapere:

quando delegare;

quando verificare;

quando fermarsi;

quando chiedere a una persona;

quando l'AI ci sta semplificando il lavoro;

quando invece ci sta evitando di pensare.

È qui che l'AI literacy incontra le human skills.

Il rischio della delega cognitiva

Quando uno strumento risponde molto bene, utilizzarlo è naturale.

Ma progressivamente possiamo iniziare a delegare:

scrittura;

analisi;

memoria;

ricerca;

decisione;

creatività;

valutazione.

La questione non è evitare questa delega.

È scegliere consapevolmente quale parte delegare.

Il MIT Media Lab utilizza anche il concetto di cognitive debt per studiare i possibili costi dell'eccessiva dipendenza dall'AI nel ragionamento: una tecnologia può aumentare le nostre capacità oppure sostituire silenziosamente il lavoro cognitivo che avremmo dovuto esercitare noi.

Non chiedere soltanto risposte. Chiedi alternative.

Uno degli utilizzi più intelligenti dell'AI consiste nel trasformarla da distributore di risposte a strumento di confronto.

Invece di:

“Qual è la scelta migliore?”

possiamo chiedere:

“Quali ipotesi sto trascurando?”

“Qual è l'argomento più forte contro la mia posizione?”

“Fammi tre interpretazioni alternative.”

“Quali informazioni mi mancano per decidere?”

“Quali conseguenze non sto considerando?”

È un cambiamento piccolo, ma fondamentale.

L'AI non decide.

Aumenta il campo visivo.

L'intelligenza artificiale non dovrebbe diminuire la nostra autonomia

Esiste un criterio molto semplice per valutare il rapporto con la tecnologia:

dopo averla utilizzata, sono più capace o meno capace di agire senza di lei?

Se l'AI mi aiuta a imparare una competenza, aumenta autonomia.

Se non riesco più a svolgere quella competenza senza consultarla, forse la riduce.

Se mi aiuta a preparare una conversazione, aumenta autonomia.

Se diventa il modo per evitare quella conversazione, la riduce.

Se mi permette di vedere alternative, aumenta autonomia.

Se le delego la scelta, la riduce.

Il futuro non è Human vs AI

Una contrapposizione tra esseri umani e intelligenza artificiale è poco utile.

Il vero tema sarà:

Human × AI.

Quali attività svolge meglio la macchina?

Quali richiedono invece profondamente esperienza umana?

E come possiamo progettare la collaborazione tra le due?

L'intelligenza artificiale è straordinaria nella velocità, nella generazione di alternative, nell'elaborazione di grandi quantità di informazioni e nella disponibilità continua.

Le persone portano:

significato;

responsabilità;

esperienza;

giudizio;

valori;

relazione;

capacità di assumersi le conseguenze delle decisioni.

Sono caratteristiche diverse.

Ed è proprio la loro combinazione a generare valore.

Le human skills non diventano meno importanti. Diventano più visibili.

Per anni abbiamo chiamato “soft skills” competenze come:

empatia;

ascolto;

pensiero critico;

capacità di fare domande;

leadership;

collaborazione;

gestione dell'incertezza.

Nell'era dell'AI, definirle “soft” diventa sempre meno appropriato.

Sono le competenze che permettono di utilizzare l'intelligenza artificiale senza esserne semplicemente guidati.

Cinque domande di AI literacy da imparare

Prima di affidare qualcosa all'AI possiamo chiederci:

1. Sto delegando un'attività o una responsabilità?

2. Saprei riconoscere se la risposta fosse sbagliata?

3. L'AI sta ampliando il mio pensiero o lo sta sostituendo?

4. Questa decisione riguarda anche altre persone?

5. Alla fine, chi si assume la responsabilità della scelta?

Se non sappiamo rispondere, il problema non è il prompt.

È il livello di consapevolezza con cui stiamo utilizzando lo strumento.

Il punto non è diventare meno umani per lavorare con l'AI

È esattamente il contrario.

Più le macchine diventeranno capaci di scrivere, analizzare, parlare, ricordare e simulare relazione, più dovremo capire con precisione cosa vogliamo continuare a fare noi.

Il futuro del lavoro non richiederà persone che competono con le macchine sulla velocità.

Richiederà persone capaci di usare la velocità delle macchine senza perdere:

autonomia;

pensiero critico;

profondità;

relazione;

responsabilità.

Questa è, probabilmente, la forma più importante di AI literacy.